sabato 30 giugno 2012

Io la partita la guardo

Ogni due anni, in concomitanza dei mondiali e degli europei di calcio, si risveglia tutta d'un colpo una massa di finti illuminati che si improvvisano anticonformisti e iniziano a spiegare come il calcio sia una cosa cattiva e degradante.
Gli appartenenti a questa sedicente massa, a caccia di qualche facile "mi piace" su facebook, incominciano vantandosi del fatto che loro non vedranno la partita e finiscono, inevitabilmente, sproloquiando sul fatto che "non c'è nulla di divertente nel vedere 22 persone che corrono dietro ad un pallone" oppure su come il calcio "distragga dai problemi veri come: crisi, disoccupazione, diritti umani...".
Sorvolando il fatto che, convinti del loro anticonformismo, questi tizi sono i primi a seguire il gregge dei "disinteressati al calcio" ma poi, dico io, siete veramente convinti che siano 90 minuti di partita a distrarci irrimediabilmente dai problemi del paese?
Non credo.
Credo che a farci perdere il punto della situazione, il più delle volte, sia una diffusa insofferenza.
Insofferenza nei confronti delle cose che ci circondano e che ci riguardano.
Insofferenza che non ha nulla a che fare con il calcio.
Ma la cosa che più mi fa incazzare è quando uno di questi personaggi si lamenta del fatto che:
"Gli italiani dimostrano affetto per il loro paese solo se gioca la nazionale"
Mi fa incazzare perché, con questa scusa, questi elementi non dimostrano affetto per il loro paese NEMMENO se gioca la nazionale.
Complimenti, voi si che siete cittadini modello.
Poi boh, magari sono io ad avere torto, ma domani sarò in piazza a tifare Italia.

domenica 24 giugno 2012

Partenza

Visto che sono un narcisista e che non scrivevo qualcosa da tempo pubblico la lettera della cerimonia della mia partenza scout avvevuta questa mattina:


Sono uno scout.
Ogni volta che lo dico a qualcuno mi guardano in modo strano, come se fosse una cosa profondamente sbagliata.
Suppongo che alla parola scout, generalmente, si associ il bambino cicciottello di Up che aiuta le vecchiette ad attraversare la strada e vende biscotti porta a porta.
In realtà non ho mai fatto nessuna delle due cose.
Suppongo non si fidino a mettermi a disposizione grandi quantità di biscotti.
Sono comunque convinto che lo scoutismo sia altro: sia un modo di vivere, sia un modo di pensare, sia un modo di fare.
Lo scoutismo è un modo per crescere.
Lo scoutismo è un modo per imparare.
E' scoutismo, ad esempio, preparare attentamente lo zaino prima di partire per il campo, ricordandosi il cambio di biancheria, il poncho, il sacco a pelo e anche una copertina... perchè non si sa mai.
E' scoutismo, nonostante tutto ciò, dimenticare a casa la gavetta e doverne chiedere dei pezzi agli altri.
E' scoutismo indossare con orgoglio il fazzolettone nonostante sia agosto inoltrato
E' scoutismo anche maledire chiunque abbia deciso che il nostro meraviglioso fazzolettone debba essere di lana.
E' scoutismo tornare a casa con un numero dispari di calzini.
E' scoutismo rovesciare a terra la pasta in busta un momento prima che si sia finalmente cotta.
E' scoutismo rendersi conto che, quella che si sta scolando, era pasta in brodo.
E' scoutismo la frase “Per sta notte la tenda dovrebbe tenere... speriamo che non piova..”
E' scoutismo svegliarsi alle 3 di notte... perché piove.
Lo scoutismo è questo e molto altro.
La frase “sporchino fa grassino” è schifosamente scout.
E' scoutismo il rendersi conto che molte delle cose che alcuni ritengono scontate o necessarie non lo sono affatto.
Lo scoutismo insegna ad essere parte responsabile, attiva e soprattutto pensante della comunità, formando dunque cittadini in una società composta quasi totalmente di abitanti.
Personalmente devo molto allo scoutismo: mi ha insegnato che è mio dovere in quanto essere umano e in quanto membro di una comunità adoperarmi per mettermi a servizio degli altri.
Mi ha insegnato che mi devo rimboccare le maniche.
Mi ha preparato per il sentiero della vita.
Mi ha insegnato che devo partire.
Ci vediamo in cima.

lunedì 21 maggio 2012

"Toc! Toc! Toc!"


Poche cose infastidiscono come il venire svegliati da qualcuno che bussa alla porta.
Il fatto di non aver concluso correttamente la fase REM rende estremamente irritabili, al punto che persino l'uomo più mite tende a perdere la pazienza.
Nessuno psicologo lo ammetterà mai ma i killer seriali più violenti sono nati per l'opera estenuante ed instancabile di alcuni rappresentanti porta a porta esageratamente mattinieri.

"Toc! Toc! Toc!"

Di nuovo.

Mario si svegliò del tutto.
Si sedette sul bodo del letto e, sbadigliando, si stropicciò gli occhi appannati dal sonno.
Guardò l'orologio, erano le 7:30 di domenica.

"Toc! Toc! Toc!"

Senza che nemmeno se ne rendesse conto Mario scrutò la stanza attorno a sé in cerca di un oggetto contundente.

Un paio di calzini sporchi giacevano abbandonati sul pavimento.

Non facevano al caso suo.

"Toc! Toc! Toc!"

Si alzò barcollante e si incamminò lentamente verso la porta.
Senza fretta.
Qualunque fosse il motivo della visita non voleva che si prendesse l'abitudine di svegliarlo a quell'ora.
Non voleva premiare l'insistenza: non si tratta con i terroristi.
"Toc! Toc! Toc!"

Mario aprì la porta d'entrata pronto ad accogliere con il suo sguardo più torvo chiunque gli si presentasse davanti.

"Buon giorno siamo Zarbinglon e Xjx, siamo qui per conto della società per la viabilità interstellare, siamo venuti a portarle i moduli per il consenso di perforazione"
In piedi di fronte a lui si ergeva un esserino estremamente strano.
Assolutamente privo di collo e poco più alto di un metro l'animale, o qualsiasi cosa fosse, aveva le fattezza di un grosso uovo blu con gambe e braccia sottilissime.
La bocca, dritta e sottile come una lunga ferita sembrava quasi tagliare a metà il corpo e, appena sopra di essa, tre piccoli occhiolini gialli si guardavano attorno con sguardo annoiato.

"Co...Co...Cosa diamine sei?" chiese Mario mentre tra se e se faceva mente locale su cosa aveva mangiato la sera prima.
In effetti lo spezzatino aveva uno strano retrogusto.
"In che senso cosa sono?"
"Cioè...insomma...non ho mai visto cose... cioè... creature simili a te prima d'ora..."
"Mai? Davvero?"la creatura rimase interdetta.
"Beh... in effetti voi terrestri non siete mai stati dei gran turisti"
"Noi terrestri? Quindi tu vieni da..." Mario si soffermò un momento a guardare il cielo sopra la sua testa.
"Io vengo da neperio primo: una piccola luna abbastanza vicina a Betelgheuse, mentre il mio amico qui viene da Xarmrax, una nebulosa poco fuori dalla via lattea"
Mario era sconvolto.
Ci mise una decina abbondante di secondi a rendersi conto di quello che gli era stato detto.
D'un tratto iniziò a guardarsi intorno "Ma...aspetta...il tuo amico? Io non vedo nessuno?".
"Ovvio che non lo vedi, è su un altro piano esistenziale!"
"Un altro piano esistenziale?"
"Esattamente: non ci è dato modo di vederli e nemmeno di sentirli se non tramite un decodificatore subcoscente di linguaggio" disse l'alieno picchiettando un dito contro una specie di auricolare che Mario prima non aveva notato.
"Decodificatore?"
"Come pensi che faccia a comunicare con te? Credi che abbia tempo da perdere a imparare uno qualsiasi dei linguaggi terrestri?"
"Ma... Che... Chi..."
Dopo un paio di tentativi di formulare una frase di senso compiuto, Mario arrivò alla conclusione di essere sotto shock.
"Devo sedermi..." disse, lasciandosi cadere sulla sedia che teneva in ingresso.
"Senta" lo interruppe l'alieno, "Non abbiamo tempo per trattenerci a lungo, le dispiace firmare i moduli di consenso così possiamo proseguire nel nostro lavoro?"
"Moduli di consenso? Quali moduli di consenso?"
"I moduli di consenso per la perforazione del pianeta"
"Perforazione del pianeta?"
"Certo! Se ne parla ormai da qualche migliaio di anni! Di qui deve passare la nuova spaziovia ad alta velocità; in fondo è l'Unione Galattica che ci chiede uno sforzo in questa direzione per facilitare lo scambio di merci tra i sistemi solari."
"Spaziovia? Unione Galattica? Ma io non ne sapevo nulla!"
"Ascolti, non è colpa mia se lei non legge i giornali! Io faccio solo il mio lavoro!"
"Ma quanto profonda dovrà essere questa perforazione?"
"Boh... qualche migliaio di chilometri, quanto basta a bucare da parte a parte"
"Bucare da parte a parte?"
"Certo! Altrimenti che tunnel sarebbe?"
"Ma non rischia di saltare tutto?"
"Non si preoccupi, siamo dei professionisti, il pianeta implode solo una volta su dieci"
"Una volta su dieci è tantissimo! Ma poi a che serve questa spaziovia?"
"Trasporto merci"
"Che tipo di merci?"
"Un po' di tutto... principalmente imbottiture per cuscini"
"Imbottiture per cuscini?"
"Certo, imbottiture per cuscini"
"Sono molto richieste?"
"No"
"E allora perché fare una spaziovia per trasportarli? Non bastano i normali mezzi?"
"Ce lo chiede l'economia"
"Non so da voi, ma l'economia sulla terra non parla"
"Mi ascolti: la smetta di tergiversare e firmi il modulo"
"Ma io non voglio firmare!"
"Faccia quello che vuole, vorrà dire che i perforatori verranno anche senza il suo permesso"
"Vuole dire che la perforazione si farà indipendentemente dal mio volere?
"Certo che si"
"E allora perché volete che firmi il modulo?"
"Siamo in una galassia democratica, il ché significa che dobbiamo chiederle il permesso prima di costringerla a fare qualcosa"
Mentre diceva queste parole l'alieno estrasse un piccolo telecomando, premette una combinazione di tasti e iniziò a volteggiare verso l'alto; "Arrivederci e buona giornata" disse mentre si alzava sempre più velocemente da terra.
Non appena la strana creatura non fu più distinguibile si sentì uno strano ronzio, un fascio di luce dall'alto investì la valle.
La temperatura iniziò a salire al punto che il calore si fece quasi insopportabile.

BOOM!

Mario si svegliò di soprassalto nel suo letto.
Era sudato.
Il cuscino era arrivato, non si sa come, all'altro capo della stanza e, da uno strappo sul fianco rovesciava a terra parte della lanuggine dell'imbottitura.
Imbottitura per cuscini.
Mario sorrise pensando al sogno che aveva appena fatto.
Meno male che nella realtà nessuno voglia fare una cosa del genere.
Nel nostro paese queste cose non accadono.

Era una mattina meravigliosa, il sole sornione faceva capolino da dietro i monti e illuminava d'oro la vallata.
La val di susa è meravigliosa in questo periodo dell'anno.

domenica 13 maggio 2012

Dieta




Da domani mi metto a dieta.

Il tizio seduto a fianco a me, mentre scrivevo questa frase, mi ha guardato male perchè sono scoppiato a ridere.
Oramai non riesco a dire la parola "dieta" stando serio.
La parola "light" parlando dei cibi mi provoca un'eruzione cutanea.
Non riesco nemmeno a dire "sternocleoidomastoideo".
Storno...
Sternocla...
In realtà non centra nulla con le diete, è solo difficile da dire.
Sternocloi...
E'dannatamente difficile da dire.

Forse posso ancora dire le parole "esercizio fisico" con un minimo di credibilità.
Almeno fino a quando non uscità Diablo III.
Quanti giorni ho? Due?
Merda...

In realtà sono quasi due settimane che mi sveglio alle 8:00 per andare a correre e, visto che torno sempre entro le 10:00, il mio compagno di stanza che si sveglia diligentemente alle undici non si è ancora reso conto di nulla.

Ma perchè prima dell'estate tutti vogliono dimagrire?

Per non dover passare le giornate in spiaggia a trattenere il respiro per nascondere la pancia?

Per essere più affascinanti in costume da bagno?

Beh nel mio caso, se anche fossi affascinante(poniamo per assurdo) la magia rischierebbe concretamente di svanire nell'istante in cui proferisco parola.
A sto punto è meglio trattenere il respiro, così sto zitto e piglio due piccioni con una fava.

In realtà quasi nessuno ammetterà mai di voler dimagrire per piacere agli altri.
Dicono tutti di volerlo fare per se: "Per stare meglio con me stesso".
Non hano capito nulla dalla vita.
Io per stare meglio com me stesso mi sfondo di paste al cioccolato di quelle che ti cola la nutella fino al gomito.
Al massimo l'esercizio fisico lo faccio per far si che lo "stare bene con me stesso" non mi faccia morire d'infarto a cinquant'anni.

Ma in fondo la gente è così: con la scusa dello stare bene con se stessi ci si fa le peggio cose e, guarda caso, tutti decidono che l'estate è il periodo dell'anno in cui si deve stare bene con se stessi.
E vanno tutti dall'estetista.
Ora io mi chiedo: come diavolo fa un estetista a farti sentire meglio?
Cioè, voglio dire, gli estetisti sono palesemente la discendenza diretta dei tizi che, nel medioevo, con in testa un cappuccio nero estorcevano la verità ai prigionieri.
Probabilmente si stà meglio per contrasto, ovvero soffri talmente tanto dall'estetista che, quando esci, ti sembra tutto migliore.

Ultimamente, poi, vedo sempre più persone che prima di andare in spiaggia fanno una lampada.
Giustamente.
Mi pare ovvio il fatto che si debba essere abbronzati PRIMA di prendere il sole.
Sempre che di abbronzatura si possa parlare.
Giallognola.
Possibile che i primi di giugno, se si va nelle spiagge fighette, sembra di essere nel film dei simpson?

Bah.
Personalmente a me viene voglia di picchiarli col puntale dell'ombrellone.
Ma non per cattiveria.
Per stare meglio con me stesso.

lunedì 5 marzo 2012

Shambhala



Questo fine settimana mi sono dedicato all'ennesima esperienza di scautismo.
L'esperienza in questione doveva essere un cantiere di servizio in tema di accoglienza.
Avremmo dovuto incontrare i profughi residenti al centro di accoglienza di Bresparola e, il giorno seguente, essere accompagnati attraverso la dura realtà dei senzatetto rodigini.
Personalmente non sapevo esattamente cosa aspettarmi da questo cantiere.
Probabilmente molto poco.
Anche perché il volantino esplicativo si limitava a dire qualcosa tipo:
"ACCOGLIENZA. Porta la roba per dormire, una torta e 20 euro".
Mi aspettavo sicuramente di poter conoscere più approfonditamente la realtà dell'immigrazione, una realtà estremamente attuale parlando della quale, troppo spesso, di parla a caso.
Soprattutto mi aspettavo di accogliere, di far sentire più a proprio agio delle persone che, purtroppo, sono in difficoltà.

Mai aspettativa fu più sbagliata.

In circa 24 ore di cantiere non c'è stato nemmeno un istante in cui mi sia sentito in grado di accoglierli.
Tutt'altro.
Mi sono sempre sentito accolto.
Mi sono sentito accolto quando, giocando a calcetto, la maggior parte di noi italiani era assolutamente incapace di tenere palla oltre il tempo necessario ad inciamparvi sopra e, nonostante questo, ce la passavano.
Alla fine la mia squadra ha vinto 5 a 4 e posso sicuramente dire di essere stato un tassello fondamentale per ogni gol... dell'altra squadra.
Mi sono sentito accolto quando ci hanno raccontato le loro storie con un'inaspettata naturalezza.
Come se ci conoscessero da sempre.
Mi sono sentito accolto quando, imbracciati gli jambè, sono riusciti a sopperire ampiamente al fatto che noi non avessimo organizzato un cerchio.
Sono rimasto sconvolto da quei ragazzi, poco più vecchi di me.
Troppo poco più vecchi di me.
Ragazzi imprigionati da mesi e mesi nella routine quotidiana del centro di accoglienza ma, nonostante questo, in grado di mostrare una voglia di vivere e di allegria assolutamente fuori dal comune.
E poi mi sono ancora sentito accolto la mattina dopo quando abbiamo visitato i senzatetto.
Mi sono sentito accolto quando, visitando delle famiglie sfrattate, siamo stati sommersi di biscotti e altri dolci fatti in casa.
Mi sono sentito accolto quando ci hanno fatto vedere l'album di matrimonio.
Mi sono sentito accolto quando ci hanno insegnato la ricetta del cous cous.

Almeno un paio di volte al giorno, negli intervalli tra una pubblicità e un reality show, appare un telegiornale che ci ricorda che abitiamo in un mondo reale in cui esiste il "problema" dell'immigrazione.
Spesso però, ricevendo le notizie dalla passiva fluorescenza della televisione ci scordiamo che si tratta di persone.
Persone vere.
Come me.
Come voi.
Poi, come mi è successo oggi, torno a casa e il mio vicino, uscendo, finge di non vedermi.
Allora mi rendo conto che, forse, non siamo proprio uguali.

venerdì 13 gennaio 2012

LEGO



Ma quanto sono bellini i lego?
In assoluto, fin da piccolo, sono sempre stati il mio gioco preferito.
Se devo essere sincero credo che nella mia lista di "Risvolti positivi dell'avere un figlio" il fatto di poter tornare a giocare con i lego sia al primo posto.
Ti siedi a terra con la tua bella scatola di mattoncini, dai spazio alla fantasia ed ecco che, chiuso nella tua cameretta e circondato da pezzettini di plastica colorati inizi a creare.
Incastri, monti, smonti.
E' così che, per un pomeriggio, diventi dio.
(o mal che vada un ingegnere)

I lego, poi, sono meravigliosi perché anche chi non ha le capacità di inventare daccapo una costruzione può, utilizzando il libretto delle istruzioni, creare comunque cose meravigliose.
Se non hai fantasia, se non sei abbastanza esperto, o anche solo se sei troppo insicuro per lanciarti allo sbaraglio, hai a disposizione un foglietto che ti spiega il "come si fa" e ti permette di immergerti nell'assemblaggio di costruzioni fantastiche.

Quante ore passate a montare e smontare costruzioni con i lego.
Quegli stessi lego che fanno anche da metafora di vita; quella stessa vita che costruisci incastrando un pezzettino per volta fino a diventare quello che sei.
Quel complesso agglomerato di mattoncini che sono gli episodi della tua esistenza.
Effettivamente è assurdo come una scatola di lego possa rappresentarci così efficacemente.

Forse, ora che ci penso, ho trovato qual'è il mio problema.

Ho perso il libretto delle istruzioni della mia vita.

sabato 7 gennaio 2012

La nebbia 2

Avevo già parlato della nebbia qui, ma oggi sono inciampato in questo bellissimo pezzo di Natalino Balasso e ho pensato di riproporlo.