lunedì 5 marzo 2012

Shambhala



Questo fine settimana mi sono dedicato all'ennesima esperienza di scautismo.
L'esperienza in questione doveva essere un cantiere di servizio in tema di accoglienza.
Avremmo dovuto incontrare i profughi residenti al centro di accoglienza di Bresparola e, il giorno seguente, essere accompagnati attraverso la dura realtà dei senzatetto rodigini.
Personalmente non sapevo esattamente cosa aspettarmi da questo cantiere.
Probabilmente molto poco.
Anche perché il volantino esplicativo si limitava a dire qualcosa tipo:
"ACCOGLIENZA. Porta la roba per dormire, una torta e 20 euro".
Mi aspettavo sicuramente di poter conoscere più approfonditamente la realtà dell'immigrazione, una realtà estremamente attuale parlando della quale, troppo spesso, di parla a caso.
Soprattutto mi aspettavo di accogliere, di far sentire più a proprio agio delle persone che, purtroppo, sono in difficoltà.

Mai aspettativa fu più sbagliata.

In circa 24 ore di cantiere non c'è stato nemmeno un istante in cui mi sia sentito in grado di accoglierli.
Tutt'altro.
Mi sono sempre sentito accolto.
Mi sono sentito accolto quando, giocando a calcetto, la maggior parte di noi italiani era assolutamente incapace di tenere palla oltre il tempo necessario ad inciamparvi sopra e, nonostante questo, ce la passavano.
Alla fine la mia squadra ha vinto 5 a 4 e posso sicuramente dire di essere stato un tassello fondamentale per ogni gol... dell'altra squadra.
Mi sono sentito accolto quando ci hanno raccontato le loro storie con un'inaspettata naturalezza.
Come se ci conoscessero da sempre.
Mi sono sentito accolto quando, imbracciati gli jambè, sono riusciti a sopperire ampiamente al fatto che noi non avessimo organizzato un cerchio.
Sono rimasto sconvolto da quei ragazzi, poco più vecchi di me.
Troppo poco più vecchi di me.
Ragazzi imprigionati da mesi e mesi nella routine quotidiana del centro di accoglienza ma, nonostante questo, in grado di mostrare una voglia di vivere e di allegria assolutamente fuori dal comune.
E poi mi sono ancora sentito accolto la mattina dopo quando abbiamo visitato i senzatetto.
Mi sono sentito accolto quando, visitando delle famiglie sfrattate, siamo stati sommersi di biscotti e altri dolci fatti in casa.
Mi sono sentito accolto quando ci hanno fatto vedere l'album di matrimonio.
Mi sono sentito accolto quando ci hanno insegnato la ricetta del cous cous.

Almeno un paio di volte al giorno, negli intervalli tra una pubblicità e un reality show, appare un telegiornale che ci ricorda che abitiamo in un mondo reale in cui esiste il "problema" dell'immigrazione.
Spesso però, ricevendo le notizie dalla passiva fluorescenza della televisione ci scordiamo che si tratta di persone.
Persone vere.
Come me.
Come voi.
Poi, come mi è successo oggi, torno a casa e il mio vicino, uscendo, finge di non vedermi.
Allora mi rendo conto che, forse, non siamo proprio uguali.

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