mercoledì 9 novembre 2011
Bilanci sentimentali
A volte accade.
In genere mi succede quando fuori c'è brutto tempo.
Capita quasi sempre quando sono a letto e cerco di dormire.
Arriva il momento di fare il bilancio della mia vita sentimentale.
Purtroppo si rivela sempre essere una brutta serata.
Non tanto per il tempo, quanto perché poi, in genere, mi faccio sempre un po' più schifo.
E' evidente che qualcosa non va, che qualcosa deve essere cambiato.
Ma cosa?
Voglio capirlo assolutamente.
E allora mi metto a riflettere:
Dov'è che sbaglio?
Qual'è il mio problema?
Comincio una psicoanalisi approfondita, un'esplorazione dettagliata di me stesso, un tentativo di analizzare il mio io più profondo andando, a tratti, addirittura a scomodare il subconscio.
Insomma, Freud mi fa un baffo.
Ripercorro tutte le mie relazioni, all'indietro, una alla vota.
Diciamo che trattandosi di me l'operazione richiede particolarmente poco tempo.
Ma il problema non è qui.
Dev'essere più profondo.
E allora analizzo meglio, più approfonditamente.
Ecco dunque che mi ritrovo a tirare in ballo Edipo, problemi con i genitori, problemi con la madre.
Magari sono proprio problemi con mia madre.
Eh, di mamma ce n'è una sola.
Meno male.
Già così è abbastanza dura.
Non potrei proprio sopportarne il pensiero che ce ne sia un'altra in agguato da qualche parte.
Ma il problema deve per forza essere più profondo.
Qualcosa che mi porto dentro dall'infanzia.
Dall'infanzia... Ma poi?
Perchè è ancora lì?
E' come un'espressione matematica.
Si, una di quelle espressioni che ci davano a scuola.
Fai un errorino all'inizio e incominci a portartelo dietro.
Poi, già alla riga successiva, vedi dei numeri strani.
A volte enormi, a volte minuscoli, a volte semplicemente non li puoi semplificare.
Ma pensi che non importa.
Tanto poi si semplifica tutto.
Un paio di tagli qui e lì.
Il risultato è dietro l'angolo.
Bello, semplice, pulito.
Ti aspetti qualcosa tipo un 2, un 5, un 42.
In fondo anche la matematica ha una sua estetica.
Ma poi arrivi alla fine.
Con risultati assurdi.
Qualcosa tipo tremilacentosessantasette radice di cinque fratto settecentoventisette radice di due.
Ed ora?
Come si fa?
Prova un po' tu a semplificare.
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Bel discorso, davvero! Però non tutta la vita si può ricondurre ad un'equazione, soprattutto coi sentimenti spesso e volentieri il caso ci mette lo zampino, più statistica che analisi se proprio vuoi restare in tema!
RispondiEliminaPoi non so, magari hai solo sbagliato un segno...
veramente un bel post! quoto: ricondurre la vita a un'equazione o se vogliamo a un algoritmo risolutivo della stessa è in un qualche modo affascinante..
RispondiEliminala gente associa la matematica a qualcosa di freddo e razionale ma per chi ha a che fare con essa tutta la vita si rende conto che non è così... e piano piano finisci per risolvere le giornate come fossero equazioni, con la sola differenza che la vita (purtroppo? per fortuna?) non segue le perfette regole logiche della matematica..
comunque il risultato della tua equazione è 42 :)
A onor del vero devo dire che questo post mi è stato ispirato da un monologo di Giorgio Gaber che, purtroppo, non riesco più a trovare.
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